• Daniele Bergantin

La prima Loredana

Il nome Loredana venne coniato per la prima volta a Venezia nel XV secolo dalla famiglia patrizia veneziana Loredan. In seguito però venne associato a Loreto e dai primi del Novecento avrà una diffusione per merito di un romanzo ambientato a Venezia. Vedremo che Loredana si deve associare a Loredo, antica località del Dogado meridionale, ora Loreo in provincia di Rovigo.









La prima Loredana

Iniziamo la nostra ricerca al femminile, indagando sul nome Loredana. Nel patriziato veneziano a partire dal 1400 si era diffusa la consuetudine di coniare al femminile il nome del casato alle figlie: è così che ha origine, nella famiglia patrizia Loredan, la prima Loredana. I primi sono i Contarini che chiameranno Contarina ben 83 figlie, seguiranno Badoera Badoer, Dandola Dandolo, Dieda Diedo, Dolfin Dolfina, Foscarina Foscarini, Giustiniana Giustignan, Malipiera Malipiero, Morosina Morosini, Moceniga Mocenigo. Fra tutti i nuovi nomi, sarà Loredana quello ad avere maggiore diffusione nelle famiglie patrizie veneziane. Avremo almeno una Loredana nelle famiglie: Badoer, Balbi, Barbaro, Barbarigo, Cappello, Contarini, Duodo, Foscarini, Grimani, Morosini.

La ricerca della prima Loredana Loredan è stata effettuata presso l’Archivio di Stato di Venezia, Avogaria di Comun nella raccolta “Matrimoni patrizi per nome di donna” (86 ter/1) ubicazione Gran Matrimoni. Nell’elenco della famiglia Loredano, compaiono ben 14 Loredana, tra queste la prima volta che appare il nome Loredana Loredan, del fu Francesco, è con la data del 1429, quando la stessa va sposa a Marcello Pietro di Giovanni. Le altre 13 Loredana Loredan si sposano nel 1441, 1447, 1481, 1489, 1492, 1502, 1507, 1510 e 1523 (due matrimoni in quanto vedova), nel 1543 vi sono due distinti matrimoni, 1565, 1593, l’ultima nel 1641. Per i secoli XV – XIX il nome Loredana appartiene sempre a nobildonne, in prevalenza della nobile famiglia veneziana Loredan, ma non solo, troviamo infatti anche altre Loredane nell’elenco dei matrimoni patrizi: Loredana Marcello di Alvise che sposa il doge di Mocenigo Alvise I di Tommaso nel 1533 (le Loredane Marcello sono tre). L’unica Loredana fu Angelo della famiglia Foscarini, che si sposò nel 1593 con Marcello Antonio, corrisponde al periodo della presenza Foscarini a Loreo nel 1553.


L’ultima nobildonna Loredana

Due nobili Loredane saranno destinate a chiudere gli alberi genealogici di due importanti famiglie patrizie veneziane, giunte ad estinzione con la loro morte: i Grimani e i Morosini. Si tratta di Loredana Maria Grimani (1752 – 1828) e Loredana Gatterburg Morosini (1806-1884).

Nel 1726 Antonio Grimani di Giò Batta sposa Loredana Duodo di Pietro, hanno un figlio e una figlia. Giovanni Grimani di Antonio, nato nel 1728, sposa nel 1750 Caterina Contarini di Marco, da cui avrà un’unica figlia: Loredana Maria Grimani. Costei nel 1772 andrà in sposa a Francesco Morosini I fu Francesco. Dal loro matrimonio nascerà Elisabetta Morosini (1779 -1836), senza essere coronato da un erede di sesso maschile, per cui nel 1828, alla morte di Loredana Maria Grimani, si avrà l’estinzione il ramo del casato Grimani dei Servi.

Elisabetta Morosini nel 1799 andrà in sposa al conte austriaco Paolo Antonio Gatterburg. Dalla loro unione nascono tre figli: due femmine ed un maschio. Nel 1806 nasce Loredana Gatterburg che alla morte della madre chiederà a Sua Maestà Imperiale Re Ferdinando I° d’Austria di insignirsi del doppio cognome; la concessione è ottenuta nel 1848. La contessa Loredana Gatterburg Morosini muore senza eredi nel 1884, rappresentando l’ultima nobildonna del ramo della famiglia Morosini di Francesco il Peloponnesiaco, che con lei si estinse.

Le spoglie di Loredana Maria Grimani, della figlia Elisabetta e della nipote la Contessa Loredana Gatterburg-Morosini, riposano nella cappella della Madonna del Sassoferrato nella chiesa di S. Giuseppe sposo di Maria Santissima a Pettorazza Grimani.

Questa chiesa fu fatta demolire e ricostruire nel 1882 dalla contessa Loredana. Sul pavimento nella cappella dell’Addolorata, una lapide in marmo grigio, collocata dai conti Gatterburg, riporta con caratteri in piombo una scritta latina, in parte consunta, di cui proponiamo la traduzione:

Ultima della famiglia Peloponnesiaco dei Morosini/ Donna insigne per pietà e modestia/ stimolata dalla gloria dei suoi antennati e dalle sue grandi ricchezze a spendere i suoi averi unicamente per i poveri/ qui presso le ceneri della madre Elisabetta e della nonna Loredana/ volle che le sue riposassero/ i nobilissimi cugini e coeredi/ Gatterburg Rosenfeld Esterhazy posero/ nell’anno del Signore 1894.


Da Martellago a Pettorazza

La costruzione del complesso rurale di corte Grimani a Pettorazza risale al sec. XVI in quanto la nobile famiglia acquisisce vaste proprietà locali, che consistono in valli ma soprattutto si tratta di terre bonificate. La presenza dei Grimani a Pettorazza è solo occasionale, in quanto nel XVIII secolo la nobile famiglia dei Grimani ai Servi risiede a Martellago nel palazzo Grimani Morosini detto Ca’ della Nave.

Il trasferimento da Martellago a Pettorazza di Elisabetta Morosini risale al 1816 ed è collegato alla morte della giovane figlia Anna Maria Gatterburg di soli 8 anni. Durante la sua permanenza a corte Grimani di Pettorazza, Elisabetta fa edificare in località Boscofondi una scuola con annesso alloggio per insegnante, per consentirne la frequenza ai figli dei suoi numerosi dipendenti. Farà anche costruire un oratorio in località Lese, dedicato a S. Antonio all’Ese (Adige).

Loredana Gatterbur Morosini aveva ereditato in Polesine villa Morosini di Polesella, fatta costruire proprio dal famoso avo che fu doge, divenuto famoso in particolare per le battaglie vittoriose contro i turchi (vedi Francesco Morosini (1619-1694) in Ventaglio n. 59 pag.76 e successive).

A Loreo sono presenti i Grimani del ramo di Santa Maria Formosa, in particolare ricordiamo la corte rurale della Silvestra Grimani, dove Domenico Grimani fu il primo a introdurre la coltivazione del riso nel delta del Po nell’anno 1591: 150 campi destinati alla “risara” completi di impianti per la pilatura.


Loredana nella letteratura

La prima volta che appare il nome Loredana in un’opera letteraria è nella raccolta di racconti dello scrittore/scrittrice George Sand dal titolo “La Marquise, Lavinia, Metella, Mattea” pubblicato a Parigi da F. Bonnaire nel 1837.

George Sand è il nome maschile assunto da Aurore Dupin (Parigi 1804 – 1876) per tutta la sua copiosa produzione letteraria, tanto da essere conosciuta come la prima donna che visse della sua scrittura. Aurore è stata anche definita “dongiovanni al femminile” e nessuno come lei scatenò la veemenza dei detrattori, suoi illustri contemporanei contro uno stile di vita anticonformista e libertino, tra questo Baudelaire. Nel 1838 incontrò il musicista Frederic Chopin, con cui avrà un rapporto intenso e complicato per 9 anni.

La presenza di Aurore a Venezia risale a gennaio-marzo 1834, dove è autrice di un reportage sulla città che verrà pubblicato sulla rivista “Revue de deux mondes”. L’episodio più singolare e scandaloso della sua permanenza a Venezia, però si svolge nelle camere dell’Hotel Danieli, dove Aurore prende parte ad un triangolo erotico con lo scrittore francese Alfred de Musset e il medico veneziano Pietro Pagello.

E’ possibile che durante il soggiorno veneziano del 1834, Aurore venga a conoscere la giovane contessa Loredana Morosini, che aveva allora 28 anni e non era ancora sposata. Nel racconto breve “Mattea”, la “dame Loredana” è la madre della protagonista Mattea, una delle ragazze più belle di Venezia. Di questa pubblicazione vi è anche una edizione italiana della Biblioteca Universale della casa editrice Sonzogno di Milano dal titolo “Novelle - La Marchesa – Mattea” venduta allora al costo di lire una.

Il nome Loredana iniziò a diffondersi in Italia, soprattutto nel centro-nord a partire dai primi decenni del ‘900. Ciò avvenne grazie al successo del romanzo di Luciano Zuccoli “L’amore di Loredana” del 1908 edito da Fratelli Treves – Milano.

Il romanzo ambientato a Venezia e Sirmione, vede come protagonista una giovane e bella ragazza diciottenne di condizione borghese, che diventa l’amante del conte Filippo Vagli di Venezia. La storia d’amore di Loredana è passionale, i sentimenti si intrecciano fortemente dando vita ad una trama avvincente, che mette in luce una personalità femminile esempio di delicatezza e onestà morale disposta a sacrificare e rinunciare al grande amore.

Luciano Zuccoli è il nome utilizzato dal conte Luciano von Ingenheim, nato a Calprino nel Canton Ticino nel 1868 e morto a Parigi nel 1929. Svolse attività letteraria a Venezia come condirettore della Gazzetta di Venezia per 9 anni. Nella sua copiosa produzione, comprendente romanzi e novelle, egli mirò a rappresentare la società mondana del suo tempo, in una serie di quadri, figure e situazioni dominati dall’intrigo d’amore e dalla donna. Durante i suoi 9 anni a Venezia (1903 – 1912) lo scrittore avrà avuto modo di conoscere la storia della Serenissima e delle famiglie patrizie. Potrebbe anche aver saputo della Loredana Gatterburg-Morosini, la contessa infatti aveva manifestato sensibilità verso la scrittura, in quanto risulta aver finanziato nel 1867 la creazione della “Fondazione della Società per la lettura popolare in Venezia e la sua prima biblioteca circolante”.


Altre curiosità sul nome Loredana

Secondo alcune fonti presenti nel web, il nome Loredana sarebbe stato coniato dallo scrittore Luciano Zuccoli nel 1908, mentre altri riferimenti ritengono che il nome derivi dalla Madonna di Loreto.

Il nome Loredana è presente su tutto il territorio italiano, ma prevale al Centro-Nord con oltre 40.000 unità. Negli anni settanta del secolo scorso erano registrate in Emilia-Romagna, alcune centinaia di persone di nome "Oredana" e "Oredano", forme originatesi attraverso l'elisione della "L" iniziale, erroneamente percepita come un articolo ("l'Oredana").

Loredana è un nome adespota, in quanto non esistono sante cristiane che lo portano. L’attribuzione onomastica è legata all'assonanza con “Loretana”, appellativo della Madonna di Loreto che viene festeggiata il giorno 10 dicembre, nel quale si celebra la Traslazione della Santa Casa.

Tutte le Loredane portano ovunque in Italia e nel mondo il nome di Loreo, un tempo la capitale del delta del Po.


Il primo Loredan

Il nome Loredan Loredano vuol dire "abitante/proveniente da Loreo", il cui toponimo medievale Loredo o Lauredo, solitamente si fa derivare dal latino lauretum, che stava ad indicare un luogo con bosco di lauri (alloro). Il toponimo non deriverebbe dunque dai Loredan patrizi veneziani.

Lauretum faceva parte del Dogado dal 700 circa e compare nell’elenco degli “habitatores” che compongono il “popolus venetianum” nel patto di Lotario dell’840 come Laureti.

Lauriton o Lauridon compare anche nell’elenco dei territori appartenenti ai Veneti, nel trattato “De Administrando Imperio” scritto dall’imperatore bizantino Costantino VII e datato al 950. Loredo è il toponimo riportato nella carta di P. Coppo del 1520 e nella documentazione scritta fino al XIX sec.; nella cartografia storica invece già nel secolo XVII risultava Loreo.

La ricerca storica riprende per arrivare al capostipite della nobile famiglia veneziana Loredan, ammessa al Maggior Consiglio sotto il dogado di Ranieri Zeno (1253-1268).

Le fonti storiche del 1500 e 1600, riportano che la nobile famiglia Loredan deriva da un cambio di nome avvenuto nel 1177. La trattazione più corposa su tale argomento è opera di M. Barbaro, che fa riferimento a quanto visto nei documenti della Cancelleria Segreta e Ducale della Serenissima Repubblica.

L’antefatto che conduce a questo prodigioso cambio merita di essere ricordato.

Nel 1160 o 1161 Cavarzere e Loreo sono attaccate militarmente da Adriesi e Ferraresi uniti da Federico Barbarossa imperatore. La risposta di Venezia da parte del doge Michele Vitale è del 1163, con la distruzione di Adria e di Ariano ad opera di una flotta veneta e dei popoli di quella parte del Dogado capeggiati da un Mainardi loredano.

Alcuni anni dopo, nel 1177 il papa Alessandro III si trova a Venezia, ospite del doge Sebastiano Ziani per incontrarsi alla fine di luglio con l’imperatore Federico Barbarossa (Pace di Venezia). La permanenza del papa a Venezia dura circa 3 mesi, ed in una non precisata occasione chiede di conoscere il “loredano che si è distinto nella battaglia di Adria” e lo nomina cavaliere. Tale loredano è un Mainardi e il papa decide di cambiargli il nome e l’arma: lo stemma dei Mainardi con le 3 mani passa a quello dei Loredan con 3 rose azzurre e 3 rose d’oro.

Stando a questa ricostruzione è ben evidente che il toponimo Loreo non deriva dalla famiglia veneziana dei Loredan, ma, viceversa, sarebbe stato il cavaliere Mainardi - abitante di Loreo e pertanto indicato come Loredano - ad assumere per sé e i suoi discendenti il cognome di Loredano, Loredan.

Ma una c’è un’altra versione che sembrerebbe smentire questa ricostruzione storica.

Infatti nel “Campidoglio Veneto” di Cappellari Vivaro Girolamo Alessandro presso la Biblioteca Nazionale Marciana Venezia – Vicenza 1664, l’albero genealogico proposto mette come capostipite della famiglia Loredano un Marco Loredano che visse negli “anni 1080”. Un secolo circa separa Marco Loredano capostipite da Marco Loredano cavaliere. Per giustificare lo sfasamento temporale si può azzardare una successiva correzione del nome Mainardi a ritroso, una volta ottenuto il titolo nobiliare di cavaliere.

Il cambio di nome da Mainardi a Loredan ha anche altre due ipotesi: una dice che il cambio deriva dal riconoscimento delle glorie e corone conseguite in battaglia, quindi diventano laureati e lauretani. Un’altra motivazione della variazione ha carattere strategico, in quanto una volta giunti a Loreo, i Mainardi non volevano essere riconosciuti dai nemici.



Il passaggio dello stemma dai Mainardi ai Loredan - da famiglie venete con le loro armi - Biblioteca Estense Universitaria - sito web bibliotecaestense.beniculturali.it





Bibliografia


Amaducci Paolo “Tre grandi famiglie di origine bertinorese” in Per le nozze di A. Campana e R. Fabi, Faenza, tip. Lega, 1933, pp 41 – 49 (Mainardi, Loredani, Pagani).

Archivio di Stato di Venezia Fondo 86 ter/1: Matrimoni patrizi per nome di donna.

Barbaro Marco (1511 – 1570) “Origine e discendenza delle famiglie patrizie veneziane”, 4

volumi, Biblioteca Correr – Venezia.

Barbaro Marco “Genealogie delle famiglie patrizie venete”, ms. dell’ASV vol. IV c. 313.

Biblioteca Museo Correr - Venezia, fondo Cicogna 3432.

Cappellari Vivaro Girolamo Alessandro “Campidoglio veneto”, Biblioteca Nazionale Marciana

Venezia – 1745.

Filiasi Jacopo “Memorie storiche de’ Veneti primi e secondi”, tomo III (1809) e tomo VI (1812).

“Famiglie venete con le loro armi”, dal sito www: bibliotecaestense.beniculturali.it.

Pollini Carlo Lucio “Botti Barbarighe – cenni storici”, dal sito www:cavarzereinfiera.it




Il presente articolo è una rivisitazione di quanto già pubblicato con il titolo “Loreo, le Loredane e il 1° Loredano” di Daniele Bergantin, nel periodico semestrale Ventaglio novanta n. 62 (2021), direttore Lino Segantin, Edizioni: Turismo e Cultura di CeDi beni Culturali , Rovigo.