• Daniele Bergantin

Dove si trovava Portus Laureti?

Un contributo alla ricerca della localizzazione di Portus Laureti, presentando la documentazione reperibile e prospettando alcune ipotesi riguardo le due barche antiche rivenute a Contarina durante lo scavo del Collettore Padano Polesano avvenuto nel 1889.








MANSIO FOSSIS - IL PRIMO INSEDIAMENTO A LOREO

La più antica testimonianza di un insediamento nel territorio comunale di Loreo risale ai resti romani di Corte Cavanella, datati tra i primi decenni del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C. Il sito si trova 5,5 km a nord-est dell’attuale entro urbano. In origine si trattava di una villa rustica, ovvero una abitazione con vari ambienti aventi funzione residenziale e di servizio con all’esterno una corte a pilastri. Nella prima metà del I sec. d.C. il complesso abitativo ha subito un intervento di ristrutturazione con ampliamento e la creazione di una darsena. In seguito ha assunto la funzione di stazione di sosta lungo la via romana Popillia costiera e secondo la maggior parte degli studiosi viene identificata come mansio Fossis nella Tabula Peutigeriana del sec. IV. L’insediamento di Corte Cavanella continua la sua attività fino agli inizi del V secolo; successivamente non si hanno riscontri di continuità abitativa. Secondo la Sanesi il nome Fossiones che si legge nel patto di Lotario dell’840 è una derivazione dal toponimo Fossis, ciò comporterebbe l’ammissione di un nucleo abitativo relativamente consistente. In un documento del XVI secolo il toponimo Fosson indica Cavanella d’Adige.

Le campagne di scavo condotte dalla Sovrintendenza Archeologica per il Veneto negli anni 1981 – 1987 hanno portato in luce e permesso il recupero di vasellame da mensa, pentole da cucina, anfore da tasporto, materiale vitreo, oggetto di arredo e monete. In particolare si sono recuperate monete bronzee romane in una fossa riempita con materiale vario nel corso della ristrutturazione dell’edificio, avvenuta tra la fine del I e al II sec. d.C. Altre monete rinvenute sono collocate tra il I e il III – IV sec. d.C. (Senesi).

Riguardo alle monete recuperate, Bellemo riporta che il sig. G. Mengolati farmacista di Loreo è in possesso di una moneta dell’imperatore d’oriente Zenone (430 – 491 d.C.), rinvenuta sotto le fondamenta di una vecchia torre demolita qualche anno prima del 1893. Se escludiamo le torri del castello di Loreo, demolito intorno all’anno 1620, la torre a cui si riferisce l’autore dovrebbe essere quella di Tornova. Un documento presso l’A.S.V. alla sezione “Provveditori alle Fortezze” riporta disegnato lo schizzo dei resti di una torre, con la scrittura “Loreo ag 1778 del podestà Domenego Pisani tendente ad ottenere la demolizione perché pericolante e di nessuna utilità”. Considerando che Tornova e Corte Cavanella sono distanti l’uno dall’altra circa 1000 metri, è possibile ipotizzare che si tratti di un rinvenimento avvenuto nel sito romano e poi portato nella torre medievale. La fortificazione loredana faceva parte della linea difensiva dell’antico territorio del Dogado assieme alla Torre delle Bebbe, i cui resti sono ancora oggi visibili in località Ca’ Bianca di Chioggia, distante 9 km in linea d’aria.

La parte della Tabula Peutingeriana che illustra il settore padano-adriatico tra Altino e Ravenna, riguardo alla via Popillia nel tratto dell’attuale delta del Po, dopo la mansio Fossis mostra due stazioni di sosta posizionate a sud: Septem Maria e Hadriani. I resti di quest’ultima sono stati portati alla luce in località San Basilio. La stazione di sosta Septem Maria non è ancora stata individuata, nonostante si trovi in posizione intermedia e si conosca la distanza che la separava dalle altre due, pari a VI miglia (9 chilometri).


IL DELTA DEL PO NELL’ANTICHITA’

La più antica descrizione del Padus è dello storico Polibio, il quale afferma che nel II sec. a.C. il Po nella località Trigaboli (vicino Ferrara) si divideva in due rami chiamati Padoa (Primaro) ed Olane (Volano). Il geografo Strabone si limita a riportare l’esistenza di un complesso sistema deltizio. Diodoro Siculo riporta di 5 bocche senza attribuirne alcun nome. Pomponio Mela nella sua Corographia del I sec. d.C. riporta sette bocche per l’uscita in mare del Padus. E’ Plinio il Vecchio a fornire un’ampia e dettagliata descrizione del corso terminale del Po fra Ravenna e Altino nel I sec. d.C. L’autore elenca sette foci, iniziando da sud: Padusa (Messanico e Fossa Augusta, Primaro), Vatreno (Eridano e Spinetico), Caprasia, Sagis, Volano (Olane), Carbonaria, Fossiones, Philistina. Le ultime tre foci, pur interessando l’area deltizia attuale non sono ricondotte a sole diramazioni del Po, ma si dovrebbe trattare di un complesso sistema idrico che interessava anche il Tartaro e l’Adige. Secondo alcuni autori l’idronimo Pestrina deriva da Filistina, nome dato all’antico corso del Po di Adria; Ciabatti lo assegna al Tartaro-Canalbianco, secondo altri il nome starebbe ad indicare un corso d’acqua che consente l’attvività di mulini natanti. Carbonaria corrisponderebbe al Tartaro, secondo altri assume anche il nome Filistina, per altri ancora rappresenta il Po di Goro o di Ariano.

La ricerca del ramo Carbonaria eseguita nella maggior parte delle carte geomorfologiche pubblicate che interessano il territorio di Loreo, ci conduce a considerare con interesse un paleoalveo che si interrompe quando incontra il percorso nord-sud del canale Naviglio di Loreo (scavato dalla Repubblica di Venezia nel 1224) tra Tornova e Loreo. A monte di questa netta interruzione si individuano due paleoalvei che convergono: il più settentrionale grossomodo ripropone il tracciato del Tartaro (ora scolo Botta), quello meridionale proviene da Adria ed attraversa la campagna tra Cavarzere e Grignella ed è riconducibile ad una ramificazione del Po di Adria.

Alcuni secoli dopo, nella rappresentazione della Tabula Peutingeriana del IV sec., l’apparato deltizio è schematicamente rappresentato con tre rami, quello più settentrionale è chiamato fluvius Brintesia, gli altri due molto più a sud in prossimità di Ravenna, sono senza nome. Secondo Bosio ed altri, l’idronimo Brintesia richiama il portus Brundulum citato da Plinio e la foce dell’Adige in epoca romana. Dato che nella rappresentazione della Tabula non compare la parte terminale dell’Adige, si può ipotizzare che il ramo più settentrionale del Po (Castiglioni 1978), che mostrava il percorso Sarzano – Mardimago – Anguillara - Agna – Cona, presso Brondolo si incontrasse con l’Adige.

Il percorso stradale della via Popillia è rappresentato da una linea spezzata rossa con un gradino al cambio di ogni tratto. Nell’area dell’attuale delta si trovavano le stazioni stradali: Hadriani, VII Maria e Fossis che distavano una dall’altra VI miglia pari a 9 chilometri. La foce Brintesia interseca il tratto della Popillia tra Hadriani e VII Maria a circa 1/3 spostato verso nord, dunque circa 3 chilometri verso sud dalla mansio VII Maria. Se l’indicazione della Tabula è corretta, viene messa in dubbio la corrispondenza Brintesia = Brondolo, trovandosi quest’ultima località alcuni chilometri a nord di mansio Fossis. Tracciando i 3 km verso sud ci veniamo a collocare poco a sud dell’attuale Po di Venezia, nell’isola di Ariano a Taglio di Po.

Le due ramificazioni padane poste a sud attraversano così la via Popillia: la più meridione tra Ravenna e la stazione stradale di Butrio, la successiva tra Butrio e Augusta. Secondo Bosio, la prima è da attribuirsi alla fossa Augusta, una derivazione del Po di Primaro che raggiunge Ravenna, dove viene chiamato Padusa. La seconda corrisponde al Padusa di Plinio. Non risulta rappresentato il Po di Volano, che si sarebbe collocato nel tratto tra le stazioni stradali Neronia (Lagosanto) e Corniculani (Mezzogoro).


IL DELTA MEDIEVALE

Nel secolo XI il ramo padano principale era quello di Volano con un grande delta nell’area ferrarese.

Nel secolo successivo avvenne la rotta di Ficarolo che riportò il percorso padano a settentrione e prese il nome di Po di Venezia - Po Grande – Po delle Fornaci. Nei secoli successivi, il Po di Ferrara ed i rami di Volano e Primaro persero progressivamente efficienza. I loro alvei abbandonati vennero progressivamente interrati in seguito all’aumento della sedimentazione.

Nel 1500 il Po delle Fornaci era il ramo maggiore e mostrava più ramificazioni: a nord il ramo di Tramontana, poi il Po di Levante, quello di Scirocco. A sud il Po di Goro.

Il taglio di Porto Viro concluso nel 1604, portò l’asta principale a sfociare nella Sacca di Goro e diede il via alla creazione del delta moderno, svuluppato in prevalenza a meridione. Nella prima metà del 1600 venne intestato dapprima il ramo di Tramontana e poi il Po delle Fornaci. In seguito a quest’ultima intestatura avvenuta nel 1648, il ramo del Po di Levante di fatto non portò più le acque del Po di Venezia, ma quelle del Canalbianco. Il ramo di Scirocco progressivamete si interra, tanto che nel 1638 è ridotto ad un “fosso”. Nel 1650 i rami principali erano quelli meridionali: il Bagliona (tra Levante e Maistra), il Maestra e il Donzella.

Nella carta di B. Clarici del 1721 la rappresentazione del nuovo delta vede tre rami principali della bocca Maestra: a nord il Po della Bagliona, al centro Tolle e Camello, a sud il Po della Donzella. A Santa Maria in Punta si dipartiva la ramificazione meridionale del Po di Ariano o di Goro.


PORTUS LAURETI

Portus Laureti appare sulla mappa ACRo, Rhodigiensis Policinii antiqua imago sicuti ante seculum octavum aspiciebatur, che si trova presso l’Accademia dei Concordi a Rovigo. Nella carta il porto si trova sulla bocca del lido delle lagune tra Adria e il mare Adriatico, che Plinio il Vecchio nella sua descrizione del delta padano nomina come Septem Maria. Sulla base della carta, Portus Laureti si posiziona nel cordone litoraneo di età preromana che si trova ad est di Corte Cavanella, dove abbiamo la testimonianza della stazione romana Fossis. Ciabatti e Bondesan attribuiscono le dune fossili all’età preetrusca, Peretto età protostorica, Marcolongo gli ha attribuito il VII sec. a.C.. Bedetti conferma che in corrispondenza di Tornova, si notano tracce di dune fossili di epoca protostorica connesse ad una foce fluviale.

Ritroviamo il toponimo in una bolla di papa Martino III del 944 al vescovo di Adria: “Insulam quae vocatur Adriana una cum tota silva sua et Portus Laureti et portus Gauri usque in mare, et a Portu Laureti usque in canale………”. Tale documento assegnava al vescovo l’isola di Ariano, comprendente sia il porto di Goro sia quello di Loreo. Nel 1013 il vescovo di Adria Pietro I, pretese di esercitare il controllo territoriale su Loreo, interpretando il contenuto della bolla come si trattasse di giurisdizione non solo spirituale ma anche temporale. Secondo il ducato veneto invece le indicazioni riguardavano solo la linea di confine e infatti già nel 1002 il doge Pietro II Orseolo aveva rivendicato, contro Adria, ogni diritto su Loreo.

Nel 1191, quando Enrico VI imperatore investì i marchesi Estensi del territorio di Ferrara, vengono indicati i confini: “a mari utrasque ad Tartarum, itam usque ad medium Portum Laureti item Comaclum ……”.

Nella pubblicazione di P.G. Bassan vi è la conferma che la Fovea Laureti nel 1236 segna il confine tra Ducato Veneto e Ravenna.

Se accettiamo che Portus Laureti sia stato il porto di Adria romana, dobbiamo indirizzarci alla ricerca di un ramo fluviale che passava per Adria per poi raggiungere il mare Adriatico. Alcuni autori collocano il porto alla foce del ramo Carbonaria, quindi di un ramo fluviale che nel periodo romano non apparteneva direttamente al Po di Ferrara, ma ad una diramazione della fossa Philistina.

Peretto e Bedetti hanno elaborato una carta basata sulla descrizione data da Plinio il Vecchio, dove mostrano un tratto fluviale in parte sovrapponibile all’attuale Canalbiano, che da Adria si dirige verso est, fino a raggiungere il mare presso Loreo e viene denominato foce Carbonaria.


IL PORTO ANTICO DI LOREO

La localizzazione di un antico porto in località Fornaci di Loreo è riconosciuta dalla maggior parte degli studiosi, pur tuttavia non vi sono riscontri con segnalazioni di resti portuali visibili.

Vianelli (1790) cita il testamento di Perezolo del 1348, in cui viene nominato il luogo di San Lunardo del porto de Loreo, precisando che vi era qui una chiesa e in precedenza un “pio spedale divenuto poi un Benefizio chiamato San Leonardo della Fornace o delle Fornaci”. Aggiunge inoltre che alla mensa vescovile di Chioggia doveva pure una contribuzione “El prior de san Lunardo del porto de Loredo dicto da la Fornaxe” (Carbonaria). Peverada (2019) riporta che dell’esistenza di un ospedale di San Leonardo de Laureto si ha notizia in un documento del 20 ottobre 1229.

Nella “Relazione sui confini veneto-ferraresi del 17 luglio 1587” che riguardava la documentazione proposta al Senato veneto per l’approvazione del taglio di Porto Viro del 1604 vi è scritto: “…..dove discorre al presente esso Lido usurpato vi era un grandissimo Porto detto Porto Vecchio, o delle Donzelle, chiamato Portesin come nel dissegno, il qual Porto per l’attestazione di molti testimoni da Loreo che refferiscono per memoria de loro padri et avi era frequentatissimo et capacissimo di molte navi et d’altri vascelli grandi, et era Porto di Vostra Serenità, nel quale vi metteva capo Porto Viro, et tra li altri particolari dicono essi testimonii aver inteso che si trovano alcune colonne con le catenelle da ligar le navi, le quali sono sepolte hora sotto terra più di doi piedi, non sapendo però essi particolarmente il loco dove esse errano situate.”

La descrizione datata alla fine del 1500 fornisce delle indicazioni di luoghi come Portesin e Porto Viro di cui abbiamo l’ubicazione, ma ammette anche che non è possibile l’individuazione del porto vecchio. Il che confermerebbe che le attività portuali siano smesse da almeno un secolo o più. L’indicazione “vi metteva capo Porto Viro” trova conferma grafica nella carta di Ottavio Fabbri del 1599, dove si vede un collegamento nord – sud, dalla località Fornaci al sito denominato Porto Viro, luogo del taglio. Nella stessa carta è riportata la scritta “PORTO” sopra l’alveo del Po delle Fornaci, in corrispondenza della omonima località. Tale indicazione però non corrisponde al porto vecchio di cui si è persa memoria nel 1587, per il quale è lecito supporre una diversa localizzazione.

Di un antico porto di Loreo riferiscono altri due autori Temanza (1761) e Gallicciolli (1795) che riprendono entrambi quanto contenuto nel “Cap. IX del Libro de Maleficiis ove trattasi De Ruberia”, un documento che appartiene agli antichi statuti delle leggi veneziane del 1548. Il Temanza propone il testo in latino: “Item ruberiam sive predam quicumque in districtu Venetiarum a Grado usque ad Caput ageris interius exterius, Videlicet in Mari a miliaribus 50, usque ad littora discurrentia a Grado usque ad Laureti Portum antiquum, qui fuit ultra istum, qui modo est”. Il Gallicciolli lo traduce in “Ancora qualunque fara robaria o preda sopra alcun che venga a Venetia, o insia fora di Venetia nel distretto di Venetia da Grado infina a Cavarzere dentro e fora, cioè in mare a miglia 50, fina al porto anticho da Loredo, il qual fo più oltra che questo, che al presente è”. L’interpretazione di quanto descritto consente di capire che Portus Laureti e Lauretum non corrispondono al medesimo sito, e che il porto si trovava ad est del centro urbano.

Bellemo (1893) conferma quanto riportato da Vianelli, aggiungendo l’esatta ubicazione del porto, indicando la proprietà di appartenenza del sito: “Or il porto di Loreo è l’identico con quello delle Fornaci. Il priorato di S. Leonardo con ospizio sorgeva nel Po di Levante inferiormente alla macchina idrovora del consorzio Vallona, e più precisamente nel fondo ora del sig. Lorenzo Antico, del quale sussistono alcune imaginette e nicchiette nella casa colonica di quel fondo al Ponton, a destra della via tra Loreo e Rosolina. Nella carta topografica dell’I.G.M. “Contarina” del 1931 e 1966, il nome “Antico” è riportato tra il Po di Levante e la strada verso Rosolina, quindi tra il vecchio ponte delle Fornaci e la derivazione del canale Po di Brondolo, di fronte alla località Fornaci di Donada. Riporta inoltre che un atto del notaio Giovanni Bellemo del 1382 riguardo a Cristoforo di Jacopo Pasquali priore “opitalis s. Leonardi porti Laureti et canonicus Clodiensis nec non prior et tector ospitalis domus Dei Clugie”.

Pregnolato M. riporta che suo cugino Aldo Tumiatti, ricorda che quando hanno demolito il vecchio ponte di Fornaci di Donada,…hanno tirato su i resti di barche affondate e conserva un’ancora antica.


LAURETUM

Il toponimo Lauretum appare in diversi documenti a partire dal IX secolo.

Bassan P.G.: “Si accenna a Loreo in una questione di giustizia, riunita nella villa “que nuncupatur Rodige” il 24 aprile 838, per trattare una questione in materia di confini (parti in causa Giorgio arcivescovo di Ravenna e Brunengo vassallo imperiale). Presenti alla corte di giustizia l’avv. Leo per l’arciv. di Ravenna, due conti-vescovi, quattro duchi, un conte, tre dativi, due vassalli, un pronotario e molti altri giudici minori”.

Ritroviamo Lauretum nel Patto tra il Doge Tradomenico e l’imperatore Lotario dell’ 840, dove sono elencati gli “habitatores” che compongono il “popolus venetianum”: Rivoalti, Castriolivoli, Amoriani, Madamauci, Albiola, Clugia, Brunduli, Flossoni, Laureti, Torcelli .... Civitatisnove, Finis, Equilii, Caprularum, Gradus, e Caputargilis.

Anche nel Patto tra Venetici e sudditi di Carlo il Grosso, per mediazione del D. Orso Participazio, datato all’866 troviamo Loreo nell’elenco: Rivoalti, Castri Olivoli, Amoriani, Methamaucenses, Albinola , Clugii , Brunduli, Fossionis, Laureti, Torcelli, Amiani, Buriani, Civitatis nova, Fanis, Equilia, Caprularum, Gradus, e Caputarginis.

Lauretum si trova nella bolla del papa Giovanni X che risale al 920, dove Loreo compare come insula o portus. Compare poi ancora nel testamento di Almerico d’Este del 938. Loreo è chiamato isola nella donazione di Comacchio al cav. Azzone d’Este, fattagli dagli imperatori Lotario e Ludovico II che risale al IX sec. nel diploma imperiale di Enrico III del 1054.

In “De Administrando Imperio” di Costantino VII Porfirogenito (905 – 959), viene citato sia Lauriton sia Fosaon (Fossone) nell’ambito delle località che appartengono ai Veneziani.


PORTESIN E SCALON

Il ritrovamento dei resti di due navi antiche che avevano solcato le onde del mare Adriatico, pone degli interrogativi riguardo alla localizzazione nel centro urbano di Porto Viro.

Durante i lavori di scavo nel 1889 del Collettore Padano, vennero alla luce le fasciature di legname di due imbarcazioni antiche, denominate localmente “navi romane”. Occioni-Bonaffons ed altri vennero incaricati di dirigere e seguire gli scavi per il recupero delle imbarcazioni. In seguito venne redatta una accurata relazione dal titolo “Sulla scoperta di due barche antiche nel comune di Contarina”, il cui contenuto descrive con dettaglio tutte le fasi della campagna di scavo e dedica ad ogni barca una monografia. Nel dettaglio, la relazione riporta che alla profondità di circa 4 metri dal livello del mare, vennero alla luce i resti di due navi, giudicate adatte alla navigazione in mare. La barca trovata ad occidente era dotata di due alberi e di remi ed è stata datata attorno al secolo XI. Presentava una lunghezza pari a 20 metri ed una larghezza di 5,2 metri. Assieme furono rinvenuti vari oggetti tra cui: il manico di un’anfora (romana) e un cilindro lavorato in terra cotta (romano), dei quali però non è certa l’originaria collocazione, se nella barca o nelle immediate vicinanze.

La seconda, rivenuta più ad est risulterebbe più recente, intorno al 1500.

La mappa del 1899 presente nella relazione, mostra il posizionamento delle due barche, una ad est e l’altra ad ovest della “strada comunale detta Scalon” che corrisponde ora al corso Risorgimento. Subito a nord leggiamo “strada Soncin” che è l’attuale via Giuliani, mentre la strada comunale detta dello Albore posta ad ovest della strada Scalon è diventata via Marconi.

Dopo avere individuato i due siti e averli ubicati nella mappa della città, si propone un percorso a ritroso nella cartografia storica.

Nella tavoletta IGM del 1966 abbiamo modo di localizzare le due barche nell’alveo del Collettore Padano-Polesano, il cui corso urbano è stato tombinato nei primi anni ’80. Si noti la località Portesin posta a circa 300 metri a NNE della barca orientale.

Nella tavoletta IGM del 1892 non vi sono osservazioni di rilievo se non una macchia quadrata nelle adiacenze della seconda barca e poco distante, a nord il toponimo Porticino.

Nella carta militare austriaca del 1814, in corrispondenza dell’area indicata sopra è rappresentato uno spazio regolare geometrico di colorazione verde punteggiato, che sta ad indicare una zona boscata con filari di alberi e nella parte centrale posta a sud, una costruzione. Tale luogo viene caratterizzato dalla dicitura “Scalone” e risulta collegato tramite una strada alla vicina località Portesino, posta a nord. Dal meandro dello scolo Scirocco (un fosso nel 1638) si vede una linea che si porta verso ovest, nella direzione occupata dalle due navi e che per un tratto ricalca il Collettore Padano Polesano.

Nella Topografia del Polesine di Rovigo di Marchetti-Milanovich del 1786, non sono presenti toponimi locali, ma si nota una fascia allungata che ricalca la direzione della stessa linea del 1814. L’area è rappresentata come acquitrinosa con vegetazione e riporta la scritta: La Signoria d.ta del Sig. Bortolon.

Nelle carte di Ottavio Fabbri del 1592 e 1599, i siti delle due imbarcazioni vengono a posizionarsi su due cordoni di dune fossili, datati da Marcolongo V-III sec. a.C. quello occidentale, mentre quello orientale risale al VI – X sec. d.C.; di quest’ultimo la mappa mette in risalto il dosso del Figaro. Di un altro cordone datato al sec. d.C. che corre più ad est rimane traccia nel dosso Contarini.

Ad ovest dei due siti del ritrovamento corre la strada che collega Fornaci a nord con la località Porto Viro a sud. Ad est troviamo dapprima il Gottolo Contarini e poi il Po di Scirocco. Nella carta vediamo il Gottolo Contarini che si sviluppa verso sud fino a giungere nella Sacca di Goro, dove sono rappresentate 6 imbarcazioni a vela. A. Tumiatti riporta che il Gottolo è largo circa 8 metri e profondo da 0,7 a 1,4 metri, quindi non adatto al transito di navi simili alle due rinvenute. A conferma di ciò abbiamo che nella relazione della commissione veneziana, si scrive che i delegati per il taglio di Porto Viro, giunti al Dosso del Figaro entrarono nel Gottolo Contarini, diretti alla sacca di Goro con sei “barchette”.

Sulla base della rappresentazione cartografica molto dettagliata risalente al 1599, le due imbarcazioni antiche già nel 1500 giacevano sepolte sotto la sabbia delle dune fossili, di conseguenza sia la via d’acqua sia l’eventuale porto risalgono a tempi decisamente anteriori, dei quali si è persa memoria.

La possibilità di raggiungere il mare da Fornaci è documentata nella relazione dei sopralluoghi per il taglio di Porto Viro, redatta dai commissari nel 1599. Dal Po delle Fornaci si poteva raggiungere la sacca di Goro, sia dalla bocca principale del ramo di Scirocco, come documentato dal “continuo passaggio dei vascelli”, sia attraverso un ramo chiamato la Canaletta (da A. Tumiatti). L’autore riporta che nel 1602 cinque fregate veneziane sono risalite lungo il Po delle Fornaci al luogo di inizio del taglio.

Il percorso sinuoso del Po di Scirocco è oggi riproposto dalle vie Galilei e Gramignara, localizzate ad est della strada 309 Romea, tra il Po di Levante a nord ed il Collettore Padano Polesano a sud. Nel tratto di via Gramignara che è adiacente lo scolo Portesin Quirina Minervi (ex scolo Scirocco) troviamo ben tre “fienile Scirocco” a ricordare l’estinto ramo del Po. Prende il nome “via Po vecchio” la strada posta in sinistra del Collettore, che prosegue verso la località Fornaci con via Dosso e via argine Spini.

La rappresentazione della carta di Dal Cortivo del 1556, mostra per il ramo di Scirocco il nome bocca del Lostro. E’ inoltre documentato che quello stesso anno il Po di Scirocco era il ramo più attivo, in quando il Po di Tramontana era poco transitabile, quasi occluso.

La cronaca della guerra di Ferrara (da P.G. Bassan) riporta che nel 1482, quattrocento legni leggeri partiti da Chioggia si erano divisi in due squadre per risalire il Po. La prima entrò dalla foce di Fornaci per arrivare a Corbola e Papozze, la seconda dalla foce del Po di Carbonara per giungere ad Adria.

L’analisi dei documenti e delle carte citate, conferma che nel 1500, dall’Adriatico le navi non possono raggiungere la località Scalone dalla sacca di Goro attraverso il Gottolo (canale) Contarini. Per giustificare la collocazione delle barche antiche, rimane dunque la sola possibilità di una derivazione verso ovest del Po di Scirocco, che però non è rappresentata nelle carte del 1592 e 1599. Di conseguenza bisogna orientarsi verso una realtà anteriore, che non è visibile per la presenza delle dune fossili. Se l’imbarcazione posta ad occidente risale al 1000 non ha collegamenti con il Po di Scirocco. A tale riguardo restano dubbi sul materiale ritrovato a bordo che mostra anche reperti di età romana, ma non è certo il ritrovamento se a bordo oppure nelle immediate vicinanze.

La località Fornaci del 1500 non coincide con l’attuale frazione Fornaci di Porto Viro. Il toponimo caratterizza dapprima un insediamento con il porto posto in sinistra del Po delle Fornaci, mentre attualmente si tratta di una corposa frazione situata in destra del Canalbianco-Po di Levante (ex Po delle Formaci). Si tratta comunque di due siti posti uno di fronte all’altro, se pur in due comuni diversi: Loreo e Porto Viro.

Secondo A. Tumiatti, la denominazione Porto Viro del 1600 (ora nell’isola di Ariano) indicava sia un luogo sia la foce di un ramo del Po delle Fornaci, da tempo interrato. Cita inoltre Alessandro Sardi che nella metà del Cinquecento lo chiamava Porto Vero e lo identificava con l’antico porto di Loreo (Portus Laureti).

Peretto propone la derivazione Viro dal latino Vetero o dal latino medievale Vegro, che portano a identificare Porto Viro con Porto Vecchio.


VALUTAZIONI FINALI

Sulla base dell’idrografia padana antica, che vede la presenza del Po di Ferrara dall’VIII sec. a.C. fino al XII sec. d.C. e poi il Po delle Fornaci originato dopo la rotta di Ficarolo XII secolo, possiamo riferirci a due porti distinti che riguardano Loreo?

In età romana e altomedievale il porto antico di Adria corrisponde a Portus Laureti. La descrizione di Plinio del I sec. d.C., ci porta a collocare Portus Laureti nella foce Carbonaria o fossa di Loreo per derivazione dalla fossa Filistina; un complesso sistema idrico che vede la presenza del Tartaro e forse anche dell’Adige. Il porto di età romana del IV sec. d.C., sulla base della rappresentazione della Tabula Peutingeriana ci rimanda all’unico ramo del Po denominato “Brintesia”.

Nel periodo medievale la rotta di Ficarolo dell’XII secolo modifica l’idrografia del Po, portando le ramificazioni padane verso nord. Nell’area di Portus Laureti si inserisce ora il Po delle Fornaci, sul quale si trovava il porto antico di Loreo con l’adiacente ospedale di San Leonardo.

Le possibili interpretazioni sono le seguenti:

a) I porti sono distinti e Portus Laureti corrisponde al porto di cui si è persa la memoria nel 1500; il porto antico di Loreo nasce dopo il 1200 e si insedia in un nuovo ramo fluviale.

b) Il sito del porto è unico, in tal caso si deve considerare la possibilità che il braccio fluviale sul quale era ubicato Portus Laureti, sia stato occupato dalle acque del Po delle Fornaci in seguito ad una deviazione o rotta che ha inalveato le acque sul corso fluviale della foce Carbonaria.


Ricordiamo infine che nel 1726 per riparare la rotta di Contarina sul Po, furono affondate 4 barche “galeotta sottile” provenienti dall’Arsenale di Venezia. Tali imbarcazioni non hanno a che fare con le due navi antiche ritrovate nel 1889, in quanto si tratta di barche più recenti e di altro tipo. Anche la posizione della rotta ne conferma l’estraneità, dato che il sito era ubicato circa 500 metri a sud-est rispetto al luogo del rinvenimento, in adiacenza all’argine sinistro del Po di Venezia.




Carta geografica con le località in evidenza




La nave più antica




Carta militare austriaca del 1814 con indicati i siti di ritrovamento delle due imbarcazioni antiche




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