• Daniele Bergantin

Dai Mainardi di Bertinoro e Loreo ai Loredan di Venezia

I Loredan sono stati tra le famiglie più importanti del patriziato veneziano ed arrivarono alla carica più ambita con tre dogi. Secondo la documentazione del 1500 derivano dai Mainardi, presenti sia a Bertinoro sia a Loreo. Il cambio del nome in Loredan deriverebbe da Loredo oppure da lauree.








L'arma dei Loredan

PREMESSA

Per chi si occupa della storia di Loreo, il materiale a cui fare riferimento è costituito dai due volumi di Piergiorgio Bassan “Il dominio veneto nel bassopolesine”; “Loreo e la sua Arcipretale” di Iginio Tiozzo e la pubblicazione “Sugli statuti di Loreo” di Antonio Valsecchi. Altri autori che trattano di Loreo sono: Domenico Razza in “Storia popolare di Chioggia”; Vincenzo Bellemo nel suo lavoro “Il territorio di Chioggia”; Carlo Bullo in “Cavarzere e il suo territorio”.

Una interessante novità è costituita dalle pubblicazioni di Paolo Amaducci: “Le origini di Bertinoro” e “Tre grandi famiglie di origine bertinorese”, che hanno riportato in luce un collegamento tra Loreo e Bertinoro.

La documentazione più antica che unisce Bertinoro a Loreo risale a dei manoscritti anonimi che vengono datati al XVI secolo ed alle scritture di Marco Barbaro (1511 – 1570), definito dal Cessi il padre dei genealogisti veneziani. Le fonti citate riportano che la famiglia Mainardi, di antica e nobile origine romana, dopo avere abitato a Bertinoro, sia passata a Loreo ed abbia contribuito alla crescita del castello di Loreo in epoca veneziana.

Nel secolo successivo, Girolamo Alessandro Cappellari Vivaro (1664 – 1748) compila “Campidoglio veneto”, in cui riprende ed amplia la descrizione dell’origine romana della famiglia Mainardi presente sia a Bertinoro, sia a Loreo. I due genealogisti ricostruiscono le vicende dei Mainardi, riconducendo l’origine della famiglia ai Scevola (508 a.C.) e documentano il passaggio del nome da Scevola a Mainardi a Loredan.

Emmanuele Antonio Cicogna (1789 - 1868), il noto bibliografo e studioso della storia veneziana che raccolse 40.000 volumi e 5.000 manoscritti, ora nella Biblioteca del Museo Correr, tra i due genealogisti predilige il Barbaro (veneziano) rispetto al Cappellari (vicentino di nascita), in quanto la sua appartenenza al patriziato veneziano gli avrebbe facilitato l’accesso a carte e documenti riservati o poco disponibili. Nota anche che nella compilazione del “Campidoglio veneto” il Cappellari dedica una esagerata attenzione dell’origine romana di tante famiglie patrizie veneziane. La Biblioteca Nazionale Marciana, nella pagina di presentazione del Campidoglio veneto precisa che le fonti del Cappellari non sono direttamente documentarie, bensì storiografico-letterarie.

La presente esposizione è esclusivamente bibliografica e sicuramente facilitata dalle possibilità di accesso tramite il web a libri e pubblicazioni custoditi in biblioteche. La maggior parte dei contenuti a cui si fa riferimento derivano da fonte letteraria e non documentaria. In particolare, quando il Barbaro ed il Cappellari citano cronache e libri antichi da cui hanno attinto, noi non possiamo avere alcun riscontro storico di quei documenti, in quanto non ci sono più.


I MAINARDI DI VENEZIA

I due genealogisti veneziani più noti, il Barbaro ed il Cappellari riferiscono entrambi della presenza a Venezia dei Mainardi nell’anno 810; anno in cui Pipino re d’Italia, figlio dell’imperatore Carlo Magno, cercò di conquistare la città dogale di Metamauco (Malamocco) mediante una flotta partita da Ravenna. L’attacco venne attuato dai Franchi per vendicarsi del rifiuto avuto dai dogi Obelerio e Beato di unirsi in alleanza.

Barbaro nomina due Maniardi presenti a Malamocco in azione con Pipino: Cornelio capitano di terra e Valerio capitano di mare e riporta che i discendenti di Valerio vennero ad abitare a Venezia.

Dei Mainardi il Cappellari scrive: "Alcuni di essi vennero nella Marca, altri a Bertinoro e altri ancora edificarono un castello detto Loredo dove signoreggiarono anni 600”. Il “vennero” indicherebbe un luogo vicino a Venezia, che potrebbe riferirsi alla Marca Trevigiana. Riporta in seguito che la casa Mainardo in Venezia proviene da Cornelio Mainardi che passò con Carlo re di Francia a Malamocco, che lo nominò suo capitano marittimo (con il Barbaro invece è capitano di terra).

Dopo questa presenza dell’anno 810, tre fratelli Mainardi furono banditi da Venezia per un periodo di 200 anni e vennero mandati, uno a Loreo e due a Bertinoro. Il motivo del bando descritto dal Barbaro è il seguente: “…perché con suoi navigli corseggiavano il mare a danni de Corsari…”.

Il Cappellari presenta una dissertazione più ampia:

“i posteri di Cornelio in processo di tempo uscendo nel mare depredavano tutte le galere che infestavano le marine e li veneziani et insieme li vicini tutto l’acquistato si tenevano per loro, perché armarono a proprie spese li vascelli cò quali corseggiavano, il che dispiacendo al Senato, li bandì di Venezia e suo distretto….. stando lontani per anni 200”.

Il termine corseggiare sta ad indicare l’azione di pirateria con saccheggio di navi.

Il Barbaro afferma che nelle antiche scritture non risulta la presenza della famiglia Mainardi a Venezia, ma in seguito scrive di aver visto in un libro scritto a penna che nel 1000 circa i Mainardi erano tra le famiglie nobili e potenti di Venezia, ma divisi in fazioni contrarie. Tra queste: “Marchesino Mainardo come capo della sua fattione vi rimase, poi fra il 1240 e il 1264 ancora lui fu scacciato e andò abitare a Ravenna”. Sulla base del testo si può dedurre una presenza composita dei Mainardi a Venezia dopo l’anno 1000 e che erano divisi in fazioni. Una parte viene bandita, ma resta a Venezia quella fedele al governo della città.


I MAINARDI DI BERTINORO

Lo storico e letterato Amaducci tratta dei Mainardi nella pubblicazione: “Le origini di Bertinoro”, dove elenca la loro presenza con personaggi e fatti dal XI al XIV secolo. Secondo l’autore i primi Mainardi sono a Bertinoro nel gennaio1062 con Henricus Mainardus. In precedenza la famiglia viene segnalata nella vicina Ravenna, dove vi era un Mainardus nel 974, un Mainardus tabellio nel 1002 e Adalbertus Comes de Mainardo nel 1027 con titolo nobiliare. Nelle Notizie delle famiglie illustri di Cesena di Carlo Antonio Andreini: “I Mainardi signori di Bertinoro sono originari del castello di Susinana”. Badia di Susinana è una frazione del comune di Palazzuolo sul Senio in provincia di Firenze.

Nel 1177 i Mainardi sono schierati con l’imperatore Federico Barbarossa e vengono indicati come “i più forti militi del luogo” nella contesa di Bertinoro dopo la morte dell’ultimo Conte Cavalconte che era dalla parte di papa Alessandro III. I Mainardi dominarono la città con i Bulgari e Guido del Duca fino al 1218 quando Valentino di Dusdeo assalì Bertinoro e distrusse case e torri dei Mainardi, costringendoli ad abbandonare la città. Faranno ritorno nel 1220, giurando obbedienza a Ugolino di Giuliano di Parma, inviato dal vescovo di Spira Corrado, cancelliere di Federico II.

Una seconda cacciata dei Mainardi ghibellini da Bertinoro avvenne nel 1295, da parte della fazione guelfa allora dominante con Alberguccio Mainardi.

L’esodo definitivo della famiglia Mainardi avvenne nel 1350, quando dopo tre mesi di assedio la città posta al loro comando, venne vinta ed occupata. Lo stesso anno muore il condottiero Bartolazzo Mainardi; i suoi familiari si dispersero nelle terre di Romagna e dei discendenti si perse la traccia in quanto non si legarono ad alcuna impresa ricordata.

L’ultima menzione dei Mainardi risale agli anni 1372 - 1376 e si trova nell’archivio notarile di Bertinoro, dove sono ricordati gli eredi del ramo dei Mainardi di Susinana.


Arrigo Mainardi

La figura maggiormente rappresentativa dei Mainardi di Bertinoro è Arrigo Mainardi il ghibellino savio e cortes. Di lui si ricorda la battaglia tra faentini e forlivesi a San Varano nell’anno 1170. Appare in un diploma di re Enrico VI del 1186 dove viene indicato come “savio, largo, prudentissimo e cavaliere pieno di cortesia e d’onore”. Tra il 1202 e 1l 1218 governò la città, fino a quando dopo l’assedio di Bertinoro vennero rase al suolo torri e case della sua famiglia e Arrigo andò esule per ritornare dopo due anni. Lo rivediamo infine nel 1228 a Ravenna, invitato come personaggio illustre per la nomina di Paolo Traversari a procuratore.

Arrigo Mainardi è menzionato da Dante nella Divina Commedia nel XIV canto del Purgatorio e dal Boccaccio nel Decamerone alla V giornata, novella IV. Ad Arrigo Mainardi e Guido del Duca si deve l’istituzione della celebre Colonna detta dell’Ospitalità o delle Anella presente nella piazza della Libertà.


Da Bertinoro a Loreo

Il fondo Cicogna 3432 presso la biblioteca del museo Correr, contiene una busta con il titolo “Origine di famiglie venete” e le date 1501 – 1525. All’interno vi sono tre fogli che riguardano i Loredan. Il più antico riporta:

“Loredani questi venero da Loredo homini molto savii”; in un altro foglio si legge “Loredani questi anticamente vene da Bertinoro e dipoi a Ferrara e dipoi ……..edifico Loredo con … fu homini gran magnifici de mar et brutus malatesta ma pronti al ben comun”.

Un terzo foglio mostra l’arma dei Loredan colorata e il testo:

“Loredani vennero da Bertinoro de Romagna a Loreto, il quale loro fecer edificare, et ivi longo tempo dimorarono: venuti poi a Venetia furono creati gentiluomini del 1214. Erano pescatori, superbi, gagliardi e pronti al bene della patria”.

La bibliotecaestense.beniculturali.it contiene il file “Famiglie venete con le loro armi” dove troviamo on-line un documento denominato alfa 3.2, costituito da un elenco in ordine alfabetico. A pag. 102 vediamo una copia dello stesso foglio del fondo Cicogna, con il disegno a colori dell’arma dei Loredan ed il medesimo testo. La scheda del documento riporta che è attribuito al catalogo storico del 17° secolo, ma che la scrittura sembra più del 16°.

Riprendiamo il manoscritto del Barbaro, dove leggiamo che i Mainardi partiti da Roma in seguito alle “guerre civili e l’innondationi de Barbari andarono in diverse parti, alcuni dominarono Bertinoro che è nella Romagna anni 600”. Anche il Cappellari anticipa a prima del VIX secolo la venuta dei Mainardi a Bertinoro, in quanto scrive che dopo aver dominato la città romagnola si spostarono ed edificarono Loredo.

Zabarella in “Trasea Peto”:

I Loredani furono già signori di Bertinoro città nobile di Romagna. Cacciati di Romagna dalle fattioni passaron a Ferrara e poi vennero a Venetia, nella cui laguna fabricarono e denominarono Loredo.

Cesare Orlandi nella sua opera “Delle città d’Italia e sue isole adiacenti – compendiose notizie sacre e profane”, afferma:

“La Mainardi propria ed originaria di questa città è stata mai sempre produttrice d’Uomini insigni, ed illustri”. Tale si fù quell’Adalberto Mainardi, che insignito del titolo di Conte fin dall’anno 1027. interveniva a consessi di Uomini illustri, e veniva dichiarato Nobilis Vir. Più avanti riporta “Si gloria Bertinoro di aver data l’origine alla nobilissima famiglia loredana, che in ogni tempo da dato tanti cospicui soggetti, e in Toga, e in Arme alla insigne Veneta Repubblica”.

Secondo l’Orlandi, a Bertinoro sono presenti entrambe le famiglie, ma precisa che solo i Mainardi sono propri ed originari di Bertinoro, mentre alla famiglia Loredana viene attribuita l’origine, ma viene nominata già nobile e riferita a Venezia.

Longo nel 1817 riprende quanto scritto da Zabarella e Cappellari e descrive la famiglia Loredan: “I Loredani furono già signori di Bertinoro in Romagna. Scacciati di Roma per prepotenza nemica, andarono a Ferrara e finalmente passarono in Venezia, dove fabbricarono Loredo”.

Nell’ultima opera di Amaducci “Tre grandi famiglie di origine bertinorese”, l’autore analizza i Mainardi, i Loredani ed i Pagani. Riguardo ai primi due scrive: “I Loredani di Venezia sono oriundi di Bertinoro e dello stesso ceppo dei Mainardi. In seguito indica due possibili date per lo spostamento dei Mainardi di Bertinoro, prima a Ravenna e poi a Loreo: nel 1218 o nel 1295.

A sostegno della sua ricerca storica elenca e riporta la documentazione reperita sia in territorio veneto sia ravennate, di cui segnaliamo:

- Ms. della Biblioteca Comunale di Rovigo, VII, 3, 22: “Loredan vene da Loredo, benchè lo suo primitivo nascimento fosse da Bertinoro che è in Romagna, poi venne a Ferrara poi a Loredo fecero edificare con li suoi vicini dove stettero”.

- Cronica delle Famiglie Nobili a Venezia di Camillo Abioso il Vecchio, Ms. nella Biblioteca Classense di Ravenna: "Loreani. Questi vene da Bertinoro che se in Romagna. Questi edificò L’Oredo, e prima vene là a starli un gran tempo, poi vene a Venesia. Sono homini valenti al mar e molto superbi, ma pronti al ben della Patria e fò belli parlatori e sono fatti nobeli al serar del Consiglio” .

- Istoria di Romagna di Vincenzo Carrari ms. della stessa Classense; v. all’anno 1248: "…. et quelli Lureani da Brettinoro che essendo pescatori edificarono Loreo, dove stettero gran tempo et poi giti a Venezia furono creati del Consiglio di Venezia".

Gatti in “Bertinoro notizie storiche” con prefazione di Amaducci, scrive:"…. la famiglia di Arrigo Mainardi sopravvisse degnamente ancora fuori dalla sua culla. Trasferitasi a Loreo nel Polesine, venne soprannominata Loreana o Loredana, e con questo nuovo nome passò a Venezia ove Leonardo Loredan divenne doge della Repubblica".

La documentazione sopra riportata segnala l’arrivo dei Mainardi a Bertinoro in 3 diversi periodi:

• la prima (Barbaro e Cappellari) vede i Mainardi già nel 600 direttamente da Roma;

• la seconda (Barbaro e Cappellari) segnala un ritorno della famiglia nell’800 in seguito al bando di 200 anni da Venezia;

• la terza (Amaducci e Gatti) nel 1062 con provenienza da Ravenna, dove sono presenti dal 974.


I MAINARDI DI LOREO

I Mainardi in fuga da Roma dopo le invasioni barbariche, si fermano nelle lagune venete e fondano Loreo. Riprendiamo quanto scritto dal Cappellari: “edificarono un castello detto Loredo, dove signoreggiarono anni 600”.

La seconda volta giungono nell’816 in seguito al bando di Venezia e vi rimangono per circa 2 secoli, legando il loro nome alla città. A Loreo “edificarono abitazioni” ovvero contribuirono all’ampliamento della città costruendo case ed edifici e parteciparono al governo della borgata.

Nel manoscritto del Barbaro è riportato che i Mainardi furono banditi da Venezia per un periodo di 200 anni, alcuni a Loreo e altri a Bertinoro. Conclude il rapporto con “…..si trova scritto che cacciati da Bertinoro, alcuni di loro andarono abitare a Ferrara e poi vennero a Loredo, dove fabbricarono abitazioni e poi vennero a Venezia”. Questo passaggio si interpreta essere riferito all’esodo definitivo dei Mainardi nel 1200 da Bertinoro a Loreo.

Amaducci e Gatti asseriscono che nel XIII secolo i Mainardi della stirpe di Bertinoro, discendenti dell’illustre Arrigo, tutti o solamente una parte prendono la via di Ravenna per arrivare a Loreo. In tale periodo però a Loreo non vi sono più i Mainardi che da Venezia erano giunti nell’800, dato che nel 1015 la famiglia o una sua parte si era trasferita a Venezia, dopo 200 anni di bando nel periodo del doge Ottone Orseolo (1009 – 1026).

Quando i Mainardi di Bertinoro giungono a Loreo nel XIII sec. si ricongiungono con i discendenti della parte rimasta a Loreo anche dopo il 1015. Nello stesso tempo a Venezia vi è già una presenza stabile dei Mainardi che dal 1177 erano diventati Loredan.

Riprendendo quanto scritto sopra, anche la presenza dei Mainardi a Loreo è segnalata in tre periodi distinti.

• la prima (Cappellari) vede i Mainardi già nel 600 direttamente da Roma;

• la seconda (Barbaro e Cappellari) nell’800 da Venezia, in seguito al bando di 200 anni dalla città lagunare;

• la terza (Amaducci e Gatti) nel 1218 o 1295 con provenienza da Bertinoro, dopo esser stati cacciati dalla loro città.


IL PASSAGGIO DA MAINARDI A LOREDANI

Del cambio del nome da Mainardi a Loredani si ha riscontro in manoscritti e carte del 1500 - 1600, in seguito ripresi ed analizzati in numerose pubblicazioni. Una prima motivazione fa derivare il nome Loredani da lauree ovvero corone conseguite nelle guerre e riporta l’origine indietro nei secoli, al periodo dell’impero romano ed alle invasioni barbariche. Una seconda ipotesi colloca l’origine del nome Loredani nell’anno 1177 per opera di papa Alessandro III a Venezia.


Da lauree/corone a Loredan

“Famiglie venete con le loro armi” tratto dalla biblioteca estense, contiene un documento denominato alfa 3.5 attribuito al catalogo storico del 17° secolo ma con la forma della scrittura che riporta al 16°. La pag. 61 dedicata alla famiglia Loredan illustra il passaggio da Mainardi a Loredani con la rappresentazione di due stemmi a colori: a sinistra quello dei Mainardi con le tre mani su scudo rosso ed a destra lo scudo dogale a mandorla dei Loredan con sei rose. Il testo manoscritto riporta che i Loredani erano anticamente chiamati Mainardi e discendono da Muzio Scevola, furono signori di Bertinoro in Romagna, edificarono un luogo detto Lauro che diventò Loreo poi corrotto in Loredo, cmbiarono il nome e l’arma per chiamarsi Loredani.

In Campidoglio veneto è riportato che secondo lo Zabarella i membri della famiglia Loredan:

“erano di sangue nobilissimo e antichissimo in Roma, dove per le molte corone ottenute nelle guerre (chiamate Lauree da latini) furono per eccellentia detti li Laureati e poi corrottamente Lauretani, essendosi imbarbarita la nobil lingua Latina per tutta Italia stata”.

Brunacci sostiene che i discendenti della famiglia Scevola, per non essere identificati come romani famosi dai popoli barbari, cambiarono il nome in Mainardi e si spostarono verso nord:

“…. fuggendo i Principali di questo Ceppo il loro impeto, firitirorno in alcune Lagune del Polesine; e per vivere più incogniti tramutarono il loro nome di Sceoli in quel’o de’ Maniardi e fatti Padroni di Bertinoro, e Loreo passarono nel girar de gli Anni col titolo di Loredani a Venetia; dove rinovando l’antico Valore Romano; arricchirono di Palme e Trofei quella Gloriosa Repubblica”.

Il Da Mosto scrive che il titolo Laureati e poi Loredani, deriva dalle molte corone ottenute nelle guerre all’epoca romana per fatti d’armi gloriosi, oppure per aver dominato il castello di Loreo.


Da Mainardi a Loredan nel 1177

Il Barbaro scrive in “Albori de’ patriti veneti” del 1550 circa che il fautore del cambio di nome da Mainardi a Loredani è papa Alessando III e ne descrive luogo e motivo.

Nel 1177 il papa si trova a Venezia e vuole conoscere Marco Mainardi il “Loredano di Mainardi” che si è distinto come capitano delle truppe del Dogado meridionale nell’assalto ad Adria e Ariano. Alessandro III lo nomina cavaliere ma gli impone di cambiare sia il nome sia l’arma: da Mainardi a Loredano, dalle 3 mani alle sei rose. Secondo Cappellari, che data al 1080 l’origine della famiglia Loredano, la nomina a cavaliere di Marco Loredano è del 1173.

Pur nella consapevolezza che non possiamo accertare in alcun modo che l’episodio di Loreo sia stato determinate per il cambio del nome, esaminiamo comunque i dati storici. Di certo sappiamo che nel 1161 secondo il Barbaro o 1160 secondo il Filiasi, la fazione ghibellina locale adriese e ferrarese venne istigata dall’imperatore Barbarossa contro la Repubblica Veneta. Con una preponderanza della componente adriese, le truppe armate assaltarono Cavarzere e Loreo. La risposta della Serenissima schierata con il papa Alessandro III avvenne pochi anni dopo, con una flotta armata da Venezia e soldati di Chioggia.

La data della distruzione di Adria ad opera di una flotta veneta riportata in Annali Pollicinensi, busta 394, anni 1057 – 1221, un manoscritto di F.A. Bocchi custodito presso la biblioteca comunale di Adria è il 1163. L’autore la descrive come “Pugna degli Adriani coi veneti” e la classifica come la più seria catastrofe di Adria in seguito ad una guerra.

Il Filiasi scrive “In precedenza nel 1160 Cavarzere fu sorpresa da padovani e ferraresi, adriesi e veronesi uniti da Federico imperatore contro de’ nostri. Vitale Michele doge, corse colà, li battè e devastò il territorio adriese”.

La data della nomina a cavaliere di Marco Loredan nel 1177 indicata dal Barbaro trova riscontro storico, in quanto si colloca nell’ambito della “Pace di Venezia” del 24 luglio 1177. L’evento che si svolse nella basilica di San Marco, venne organizzato dal doge Sebastiano Ziani, tra il papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa.

L’intervallo di tempo tra la sconfitta di Adria del 1163 e la pace di Venezia è di 14 anni.

Considerato che la partenza dei Mainardi da Loreo avviene nel 1015 e la distruzione di Adria è del 1163, sono possibili due ipotesi riguardo al Mainardi riconosciuto come loredano dal papa: è uno dei Mainardi di Loreo trasferiti a Venezia da circa 150 anni oppure si tratta di un Mainardi rimasto a Loreo. Nel 1177 i Mainardi di Bertinoro sono invece dalla parte dell’imperatore che allora appoggiava l’antipapa Bonifazio IV – Ottaviano.

Secondo altri documenti la nobiltà dei Loredan va collocata nel XIII secolo:

a) fondo Cicogna 3432 e doc. alfa 3.2 della Biblioteca Estense:“….venuti poi a Venezia furono creati gentiluomini nel 1214”;

b) Ms della Biblioteca Comunale di Rovigo, VII, 3, 22: “Sono pescatori, sono fatti nobili al tempo de Renier dose et sono al serar del maggior Consiglio” (il dogado di Ranieri Zeno copre il periodo dal 1253 al 1268).


Lo stemma del castello di Loreo

Il gonfalone comunale loredano presenta un castello con due torri laterali ed una centrale più alta e una scritta sul frontone sopra il portone di accesso con 5 lettere puntate C.L.F.P.A. che si prestano a due distinte indicazioni. Se ci riferiamo all’impresa del 1163 allora risulta credibile: Castrum Lauretum Fortiter Pugnavit Adriam. In alternativa C.L.F.P.A. può estendersi a “Contra Latrones Ferraresi Padovani Adriesi” ed in tal caso risale al 1094, anno in cui il doge Vitale Falier decide di ricostruire a proprie spese il castello di Loreo e dotare la comunità del Privilegium Laureti.


I LOREDAN A VENEZIA

Barbaro scrive che i Loredani di Venezia sono discesi da due dei tre fratelli Mainardi rientrati a Venezia dopo il bando di 200 anni: "In altre nostre Croniche ho veduto che del 816 edificarono abitazioni e poi vennero a Venezia ma le sue abitazioni edificarono a Loredo, ed ivi abitarono fino al 1015, nel quall’anno poi, come dissi vennero a Venezia". Nella sua ricostruzione genealogica, Marco Loredano è indicato come capostipite con accanto la data del 1160.

Cappellari in “Campidoglio veneto” (1741) riporta che lo Zabarella (1646) individua in Marco Loredano il principio della famiglia Loredano e indica la data 1080. Ha un figlio Almorò, prosegue con il nipote Giovanni 1122 e si giunge a Marco, figlio di Giovanni, nominato cavaliere nel 1173 da papa Alessandro III. L’autore argomenta in maniera ampia il rientro dei Mainardi a Venezia:

” Fu decretato dal medesimo Senato di richiamarli nella città, con li suoi successori: onde passatovi in persona il Doge, ritrovò tre fratelli di essi, due dei quali dominavano Bertinoro e l’altro Loredo, e condottili a Venezia non volle che più si chiamassero Mainardi ma Loredani, facendole anco mutare l’arma e restituendola li suoi beni, che havevano in Venezia in Contrà di San Canziano et Birri, con le sue valli, come narra detta cronaca, quale proseguendo soggionge che due di essi fratelli ebbero figliuoli e questo racconto resta comprovato da un’iscrizione sepolcrale che si vede nella chiesa de s.s. Giovanni e Paolo di Venezia”.

I Loredan sono tra le 86 famiglie presenti nel Maggior Consiglio dal 1297 al 1797 e vengono annoverati nella 2^ classe nobiliare (i cosidetti “curti”) nel sottogruppo delle famiglie dogali, quelle che entrarono a far parte del massimo organo politico veneziano dopo i “longhi”, le 24 famiglie più antiche che governarono Venezia fin dalla sua origine.

La discendenza maschile dei Loredan ha termine con la morte nel 1750 di Andrea Loredan, figlio di Girolamo, fratello del doge Francesco che rimase celibe, l’altro fratello Giovanni si sposò ma non ebbe figli e morì nel 1767.


La tomba di Leonardo Loredan

L’iscrizione sepolcrale del doge Leonardo Loredan morto il 22 giugno 1521, citata dal Cappellari che riassume la storia dei Loredan, non trova oggi riscontro, in quanto la lapide non è più sul pavimento dell’altare maggiore. Da Mosto ha pubblicato nel 1939 il volume “I dogi di Venezia con particolare riguardo alle loro tombe”. Riguardo a Leonardo Loredan, l’autore riporta che: "il doge fu sepolto insieme ai suoi discendenti, compreso il doge Francesco, in una tomba terrena senza iscrizione con lapide di marmo celeste, collocata sopra i gradini dell’altare maggiore della chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo. …. ma ora non esiste più. Non lontano da essa, a sinistra del detto altare sorge il grandioso monumento che lo ricorda”.

La monumentale realizzazione risale al 1572 e contiene una lapide di marmo nero che riporta incisa l’iscrizione a caratteri d’oro: LEONARDO LAUREDANO PRINCIPI. TOTIUS FERE EUROPAE VIRIUM CAMERACENSI FODERE IN REM VENETA CONSPIRANTIUM FURORE COMPRESSO. PATAVIO OBSIDIONE LEVATO, FORTUNIS ET FILIIS PRO COMUNI SALUTE, OBIECTIS, TERRESTRIS IMPERII POST ACERBISSIMU BELLU PRISTINA AMPLITUDINE VIDICATA DIGNITATE ET PACE REIP. RESTITUTA EAQ DIFFICILLIMO TEMPORE CONSERVATA ET OPTIME GESTA. PIO, FORTI, PRIDENTI, LEONARDUS ABNEPOS P.C. VIXIT. ANN. LXXXIII IN DUCATU. XIX OBIIT. M.D.XIX.

L’iscrizione sepolcrale con la storia dei Loredan nella tomba a terra è stata letta dal Cappellari prima o nel 1741, di conseguenza si tratta di una lapide a pavimento la cui iscrizione è datata tra il 1521 e il 1572, prima della costruzione dell’opera monumentale. Sono possibili due ipotesi al riguardo: si è proceduto ad una iscrizione sulla iniziale lapide celeste oppure la stessa è stata sostituita con una nuova lastra marmorea riportante l’iscrizione con il racconto della famiglia Loredan-Mainardi. Almeno fino al 1741 coesistono sia la tomba a terra posizionata sopra i gradini dell’altare maggiore, sia il grandioso monumento a sinistra dell’altare maggiore.

Da Mosto afferma che la tomba e/o lapide non esiste più, ma riconosce la posizione originaria della stessa, quando indica: “Non lontano da essa, a sinistra del detto altare…” .

Il posizionamento del grande monumento funebre a sinistra dell’altare maggiore incontrò varie opposizioni e controversie tra gli eredi Loredan ed i frati domenicani. I figli del doge ottennero nel 1517 la concessione per erigere un monumento in memoria del padre nel presbiterio della cappella maggiore, ma non ebbe seguito. Si passò poi nel 1535 alla richiesta di erigere un altare in posizione centrale, che venne acccolta l’anno dopo, ma neppura questa volta si procedette alla realizzazione. Finchè nel 1572 il progetto subì delle modifiche e venne realizzata la monumentale opera non al centro ma a sinistra dell’altare maggiore. Nel 1648 i frati domenicani ottennero l’autorizzazione allo spostamento del coro dal centro della chiesa all’altare maggiore. Poiché tale intervento avrebbe interessato l’area già occupata dal grande monumento Loredan, i frati proposero di spostarlo sopra la porta attigua all’altare di S. Giacinto. La proposta ottenne il rifiuto dei discendenti Loredan sia allora sia nel 1686, finchè nel 1756 si arrivò a posizionare i sedili del coro a lato del monumento.

L’orazione funebre del doge Leonardo venne commissionata ad Andrea Navagero. Il letterato veneziano riconosce in un passaggio della recita che il nome Loredani viene dalle lauree conseguite in seguito alle vittorie, afferma infatti: “dalla sola Lauretana famiglia uscirono più quasi che da tutte l’altre i Capitani che chiarissime gesta operarono: così che a me sembra quasi per volere divino sia stato imposto un tal nome a questa famiglia, come a quella vincitrice in ogni guerra abbia la Laurea riportata”. Nel testo trascritto si accenna alla illustre prosapia del doge Loredan ed in seguito vengono menzionati i Curioni ed i Scevola, ma senza alcun collegamento diretto.

Prima del doge Leonardo fu sepolto nella stessa chiesa anche Loredan Antonio morto il 1514.


Il doge Pietro Loredan

Nel 1570 muore Pietro, il secondo doge della dinastia Loredan, ma non rientra tra i discendenti di Leonardo Loredan da San Canciano (di Gerolamo da San Vitale), in quanto derivava da un altro ramo, quello di San Pantalon della Frescada. La sua tomba, insieme ad altre, si trovava a terra, nel pavimento del chiostro adiacente la chiesa di San Giobbe, nel sestiere di Cannaregio. La sepoltura era ricoperta da una semplice pietra sepolcrale che riportava l’iscrizione PETRI LAURETANI OPTIMI PRINCIPIS ET HAEREDUM. Il testo venne ricopiato dal Cicogna prima della definitiva rimozione avvenuta in seguito alla decisione di lastricare il chiostro con mattoni tra il 1820-1836.

Pietro Loredan fu Provveditore ad Adria e nel 1569 era presente in veste di doge alla celebre orazione che Luigi Groto da Adria rivolse alla Serenisima Signoria per favorire l’approvazione del taglio di Porto Viro.


L’arma dei Loredan

L’arma dei Loredan consiste in uno scudo troncato d’oro e di azzurro; la parte superiore è carica di tre rose senza gambo di colore azzurro, allargate con cinque petali e bottone d’oro ordinate in fascia e l’inferiore con tre rose d’oro e bottone di azzurro due laterali e una in punta.

L’oro rappresenta l’allegoria dell’onore, della virtù, del merito, è simbolo di ricchezza, comando, potenza. L’azzurro illustra la gloria, la virtù, la fermezza incorruttibile.

In araldica la rosa è simbolo di bellezza e nobiltà, onore e meriti riconosciuti, la soavità dei costumi, la magnificenza.


VALUTAZIONI FINALI

In conclusione abbiamo visto che alcuni manoscritti del 16° secolo descrivono della presenza dei Loredan a Loreo prima della loro venuta a Venezia, dove diventeranno una importante famiglia patrizia. La presenza a Loreo dei Mainardi tra l’800 e il 1000 è descritta sia dal Barbaro sia dal Cappellari, mentre in altri documenti del 1500 è solamente riportata in poche righe.

Secondo alcuni autori i Mainardi fondano la borgata di Loreo nell’816, secondo altri contribuiscono solo alla sua crescita urbanistica in modo significativo. A livello locale non disponiamo di alcuna prova o materiale che attestino la presenza dei Mainardi a Loreo durante il medioevo e non è possibile risalire alla documentazione antica in loco, in quanto l’intero archivio comunale venne disperso e distrutto dopo l’alluvione del Po del 1951. Lo storico locale Bassan ha avuto modo di verificare che presso l’Archivio di Stato di Venezia vi sono circa 20.000 tra carte, mappe, manoscritti e libri che riguardano Loreo, senza però mai accennare alla famiglia Mainardi.

La presenza della famiglia Mainardi a Bertinoro e l’importanza nei secoli 12° - 14° è storicamente riconosciuta oltre che da numerosi documenti anche da opere tuttora presenti, come la colonna dell’ospitalità, il palazzo Mainardi al n. 8 della centrale via Arrigo Mainardi, la strada medievale principale della città.

Per quanto concerne il conio del nome Loredani, abbiamo avuto modo di individuare due possibilità: o deriva da lauree oppure da loredano, abitante di Loreo. Il passaggio da Mainardi a Lauretani e poi a Loredani, in quanto uomini valenti e coraggiosi in battaglia, tali da conseguire corone (lauree) è riconosciuto da molti autori storici.

Abbiamo inoltre appurato che il periodo nel quale avviene il cambiamento del nome da Mainardi a Loredani per merito del loredano Marco Mainardi, trova riscontri storici sia per la presenza del papa Alessandro III e dell’imperatore Federico Barbarossa a Venezia nel 1177, sia per la precedente battaglia contro Adria da parte dei veneziani nel 1163. Notiamo altresì che l’origine della famiglia Loredano, essendo datata al 1080 da Cappellari ed al 1160 dal Barbaro, ci porta a considerare che il cambio del nome da Mainardi a Loredani è collocato nella città lagunare, nei secoli che hanno visto la venuta a Venezia della famiglia da Loreo (1015). Il confronto delle date porta ad escludere che il Marco loredano, nominato cavaliere appartenesse ai Mainardi di Bertinoro, arrivati in precedenza a Loreo. Ne deriverebbe che i Loredani di Venezia del XII secolo non provenivano da Bertinoro, in quanto le tre cacciate dalla città avvengono in anni posteriori: 1218, 1295, 1350.


Stemma di Loreo


Famiglie venete con le loro armi. Biblioteca Estense Universtaria

Stemma di Bertinoro





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